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Michele Cortese mi è molto caro.
Anche se in modo inconsapevole, è stato determinante in due occasioni cruciali per la mia vita, peraltro nello stesso luogo a sud. Un’officina di andate e ritorni, laboratorio alchemico in cui si forgiano scelte, incontri, percorsi.
Ci siamo conosciuti grazie a Lucio Battisti e di tanto in tanto, nella sua/nostra terra pugliese, ci ritroviamo su un palco a cantare, suonare e raccontare il nostro caro Lucio. Un salottino intimo e acustico come accadde un anno fa a Castro, come accadrà nei prossimi giorni tra Val di Cornia e Salento.

Di ogni iniziativa, dal seminario allo spettacolo, mi entusiasma la preparazione. L’allestimento, un termine denso e dinamico: tra fabbrica, artigianato e sartoria. Lo si ama, da topi di sala prove. Quando fa caldo ci si vede al parco, quando fa caldo serio ci si accoglie a vicenda nei luoghi del cuore. Una piccola prova domestica diventa l’occasione per tornare sugli stessi passi, tra dignità e sincerità. Come disse Stefano Causa al termine di uno storico convegno che facemmo al Suor Orsola, i dischi di Battisti aiutano a vivere. È anche per questo che si gira per parlare di lui, Giulio e Pasquale, equivoci amici.

Da poco il Cortese ha pubblicato il nuovo singolo Gladiatori, in autunno uscirà il disco. Un concept sull’amore. Non si sfugge.