– Quanti vinili…
– Te ne regalo uno, sceglilo ed è tuo.

Non ricordo se presi Street-Legal al volo, senza pensarci tanto, o se lo selezionai accuratamente tra gli album della ricca Stanza della Musica di Mauro. Propendo per la prima ipotesi visto che mi ha sempre colpito la foto di copertina, Bob Dylan che si affaccia da una scalinatella di Santa Monica con gilet e giacca di pelle, anelli alle dita, fularino al collo, vestito da tipo giusto – “street legal”, per l’appunto.

Era l’ottobre del 2017, Mauro Di Domenico ed io eravamo nella sua Anguillara Sabazia per presentare il nostro libro, pubblicato da Rogiosi in quei giorni. Fu un’operazione un po’ anomala, un fitto libro-intervista con un musicista tra i più attivi, passionali e vivaci in Italia. Oltre alla sua generosità – non mi riferisco solo al dono del Prezioso Vinile del Nobel – Mauro porta in dote la parlantina sciolta, le dita veloci sulla chitarra e centinaia di aneddoti, inclusi quelli in parlesia, rigorosamente per adepti. Col tempo talvolta capita che ci si allontani, ma seguo tuttora con piacere la sua attività tra musica e scrittura, tra Ennio Morricone (che ci scrisse la prefazione…) e dintorni.

Di Street-Legal avevo già il cd ma non potevo rifiutare il 33 giri, il fratello maggiore. Proprio come Mauro, che in quel periodo fu una sorta di fratellone, una figura spesso desiderata da noi primogeniti sputati fuori nel mondo senza cinture di sicurezza, senza libretti di istruzioni. A differenza del padre, sinonimo di autorità, mascolinità e doveri, il fratello maggiore è un partner da occhiolino allusivo, maestro di complicità, un iniziatore che ha conquistato l’esperienza e la condivide appagato, orgoglioso.

Lo Street-Legal maggiore soddisfa la vista, ma il minore ha rivelato un’altra utilità. È diventato la colonna sonora ideale alla guida su asfalti di fuoco per affinare una mia personale tecnica di refrigerazione. Quando l’aria condizionata spadroneggia e stampa di taglio la barra glaciale sullo sterno, la spengo e abbasso il finestrino: appoggio non-elegantemente l’avambraccio fuori con un’inclinazione di 45 gradi all’incirca facendo sì che il venticello di strada si intrufoli sotto l’ascella fino a conquistare tutto il busto. La maglia si gonfia come una manica a vento: uno stormire elettrico, perfetto con il Dylan nero R&B del ’78. Quando arriva il sexy soul-blues di New PonyI had a pony, her name was Lucifer – ci si arieggia ancora meglio. Confidenze da spifferare ai minori.