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Un batterista immerso nel rock.
Un bassista fissato per il jazz.
Un chitarrista amante della musica classica.
Un tastierista campione del mondo di fisarmonica.
Quando in un gruppo abitano personalità così diverse come si trova l’equilibrio? Con l’ascolto. Col dialogo.
Ce lo ha spiegato ieri sera, in uno dei momenti più significativi di Covergreen, Patrick Djivas. Il segreto della PFM è questo: la connessione tra musicisti diversi, tra esperienze solo in apparenza non conciliabili. Allargando lo sguardo, volando sul genere, la chiave di volta del progressive rock è stata la creazione di un’area di congiunzione tra musiche e culture. Un antidoto al razzismo, alla stupidità monocolore.
Quando intervistai Mario Lavezzi per il mio Battisti, mi rivelò una cosa molto bella dell’estate del 1970. Il tempo della cavalcata ecologica da Milano a Roma, alla quale partecipò. Due figure così diverse come Mogol e Battisti si ritrovarono, probabilmente per la prima volta, senza musica, circondati dai silenzi. Non restava altro che ascoltare. D’altronde la musica è fatta di pause.
Parleremo di questo e di mezzo secolo di storia della musica italiana, questa sera a Piombino. Lo faremo con una figura tanto popolare quanto anomala, un autentico music maker, che ci racconterà Lucio Battisti, Loredana Bertè, il Volo, Dalla/Morandi e tanto altro. Con il suo sorriso, la sua chitarra, le mie domande e il libro dell’amico Luca Pollini.
Vi aspettiamo in Piazza Bovio, in caso di pioggia all’interno di Palazzo Appiani.