Persone, corpi, madri, dipendenze, guerra, carcere, vergogna, lavoro, perdita, violenza, marginalità: il secondo lavoro del trio sannita tradisce la tradizione per entrare nella carne delle storie attraverso world music, elettronica, spoken word e indie-rock
OSSO SACRO
CAVE NOVE
Ipe Ipe Music, 2026
(9 tracce | 32.29 min.)
Venerdì 30 ottobre 2026 Ipe Ipe Music con il contributo di Nuovo Imaie pubblica Cave Nove, il secondo album di Osso Sacro. Un disco significativo, sofferto e atteso, che arriva a quattro anni di distanza da Urla Dal Confine (2022) e che non replica le posizioni conquistate in quel debutto ma articola un nuovo discorso. Ancora una volta il trio sannita si confronta con la tradizione, ma con un’idea-forza rinnovata: quando la tradizione non viene riscritta è destinata a perdersi. Il nucleo portante di Cave Nove è proprio il motto “tradire la tradizione per mantenerla viva”. Dichiara il trio:
«Il tradimento, per noi, è una necessità vitale: dobbiamo tradire la tradizione per evitare che scompaia, o peggio, che si riduca a mero folklore a uso e consumo dei turisti. Se ti limiti a replicare il passato in modo calligrafico, lo stai imbalsamando. C’è una consapevolezza profonda in quello che facciamo, che nasce dalla conoscenza della reale ricchezza musicale della Campania; una terra la cui immensa potenza sonora viene spesso ignorata o, peggio, svilita e ridotta a pochissime formule commerciali di facile successo, fatte di stereotipi e cartoline sbiadite. Il nostro tradimento guarda invece altrove. Guarda a figure monumentali che hanno vissuto e sviscerato la musica campana oltre ogni cliché: pensiamo alla straordinaria operazione di ricerca e riscrittura colta di Roberto De Simone, o alla genialità d’avanguardia e di frontiera di Luciano Cilio».
Osso Sacro è nato nel 2020 dall’incontro tra il poeta e performer Vittorio Zollo e il polistrumentista Corrado Ciervo; al progetto si è unito il musicista e producer Carlo Ciervo. Osso Sacro propone un percorso di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita: non recupero filologico, non nostalgia, non semplice contaminazione tra antico e moderno, ma spostamento di materiali, voci e forme in un altro presente. Il nome Osso Sacro contiene corpo, sostegno, dolore e territorio, quello dell’osso appenninico: la dorsale delle aree interne meridionali, madre e matrigna, struttura portante e luogo di frizione.
Tra band e collettivo performativo, tra parole, musica e corpo, Osso Sacro nel 2021 ha vinto il Premio Alberto Dubito di Poesia con Musica, nel 2022 ha debuttato con Urla dal Confine, registrato in un vecchio essiccatoio per tabacco tra San Leucio del Sannio e Ceppaloni (BN), una zona marginale vicina al fiume Sabato e allo Stretto di Barba, legata nell’immaginario orale alle janare e posta sul confine storico tra Regno di Napoli e Stato Pontificio. Urla dal Confine ha ricevuto significativi responsi dalla critica, che ha apprezzato l’eclettico trattamento dei materiali di partenza e la sintesi tra spoken word, world music, rock, elettronica, blues, prog, noise e post-rock. Non è un caso che sia stato considerato tra i migliori Lp del 2022 al Premio Loano, inoltre nel 2023 Osso Sacro ha vinto la XVI edizione del Premio Andrea Parodi con tanto di menzione per il Miglior Arrangiamento, nel 2025 il Premio Sette Madonne nella sezione Arti Performative – Innovazione.
Durante il processo di lavorazione di Cave Nove ai South Berlin, il trio ha affrontato e “sentito” lo studio di registrazione come laboratorio di ricerca e scoperta. Se Urla dal Confine aveva costruito un fitto dispositivo mitopoietico, Cave Nove lascia esposta la carne delle storie. Da impalcatura evidente, il mito diventa sottosuolo culturale, eco, modo di mettere in relazione le vite, così al centro arrivano persone, corpi, madri, dipendenze, guerra, carcere, vergogna, lavoro, perdita, violenza, marginalità. Il titolo Cave Nove evoca il senso e lo spirito del disco: la cava è un vuoto prodotto da una estrazione, il paesaggio conserva la forma della sottrazione. Così i personaggi narrati: non sono “vuoti” per natura ma sono stati scavati dal tempo, dalla vita, dalle colpe, dalla violenza, dalla perdita. Aggiunge il trio:
«I «sommersi della superficie» che abbiamo raccontato non abitano un mondo separato dal nostro. Sono persone e condizioni perfettamente visibili, che abbiamo imparato a non riconoscere. Rashad è un’infanzia alla quale la guerra ha sottratto la possibilità stessa di essere infanzia e Lisa racconta l’orrore di Gaza, dove la guerra devasta l’infanzia, profana il sacro e sembra negare persino la possibilità di un futuro. In Sfravecatura apre un’altra ferita di questo sottosuolo umano, quelle delle morti bianche. Rosa attraversa la tragedia familiare, in Tebe affrontiamo la mercificazione della tradizione, la riduzione delle radici popolari a folklore da consumare come in Tarantata Muta, nella quale la danza diventa espressione di una sofferenza dalla quale non ci si riesce a liberare. Sono storie differenti, alcune individuali, altre collettive, che attraversano la violenza, la perdita, la colpa, la memoria e le contraddizioni del nostro presente».
La ricerca di Osso Sacro, localizzata e dialettale ma non classificabile, si muove trasversalmente negli ambienti world music, spoken poetry, indie-rock e cantautorali, confermando che si può essere radicalmente situati senza diventare provinciali. Cave Nove lo ribadisce brano dopo brano, a partire dal primo singolo Rashad per il quale Michele Salvezza, già regista di Pruserpina, ha realizzato un videoclip che farà discutere. Un esperimento sul rapporto tra immaginazione umana, intelligenza artificiale e rappresentazione del reale. Il videoclip traduce la scrittura per accumulo e collisione del brano in un universo visivo interamente costruito con l’AI, interrogando il modo in cui oggi produciamo, riconosciamo e consumiamo le immagini. La scelta del regista di utilizzare l’intelligenza artificiale generativa non risponde soltanto a una ricerca estetica: l’AI diventa parte integrante del discorso artistico perché restituisce immagini verosimili di un mondo che Salvezza non ha mai filmato, ma rivela anche, attraverso le proprie associazioni automatiche, gli stereotipi e le distorsioni presenti nei modelli con cui è stata addestrata.
Osso Sacro:
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