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The Rhythm Method (diary): 24 marzo

It’s not my cup of tea. E’ la prima cosa che mi è venuta in mente quando Stefano Orlando Puracchio mi ha chiesto un contributo per il suo nuovo libro su Franco Califano. Quello del Califfo è un mondo musicale, poetico, estetico e ambientale distante anni luce dal mio. Però

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The Rhythm Method (diary): 23 marzo

Renè Daumal diceva che stabilire relazioni con gli altri vuol dire stabilire nuove relazioni con se stessi. Lo specchio, la scoperta, il ri-conoscimento. Potrebbe valere anche con l’ascolto. O meglio, con il sentire. Qualche giorno fa ho scritto un messaggio a Yoko Ono. Novantenne, da un po’ di tempo ha

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The Rhythm Method (diary): 16 marzo

Elementale, Yoko. Anni orsono, ai tempi della mia permanenza bergamasca, all’alba del 2007 andai alla mostra di Yoko Ono al GAMEC in Città Alta. Fu inaugurata il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria. Tre installazioni per questa personale: We’re All Water (2006), l’inedita Mother Earth, la versione rinnovata

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The Rhythm Method (diary): 15 marzo

Scende ruzzolando. Avrà avuto una quindicina d’anni più di me, e soprattutto la sbalorditiva capacità di prodursi velocemente dei cannoni cilindrici tipo sigari stellari. Li usava in combinato disposto con la musica – adeguatamente selezionata, centellinata foglia dopo foglia – come tappeti volanti per i suoi viaggioni. Ricordo che metteva

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The Rhythm Method (diary): 8 marzo

Afrore e scogliere. Stipato in una massa alitante nella metro di Napoli, tra annoiati capi chini sulle luci chiare, rileggevo Marco Aurelio, libro secondo, quinto paragrafo: Ad ogni istante pensa con fermezza a compiere ciò che hai per le mani con serietà scrupolosa e non fittizia, con amore, con libertà,

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The Rhythm Method (diary): 5 marzo

Lucio caro, carissimo. Caro lo sei davvero, e tanto. Non per i libri che ti ho dedicato. Sei caro per la presenza. Proprio tu, che dell’assenza sei stato maestro. Niente palco, interviste al minimo sindacale, fino alla completa privazione di te. L’artista non esiste. Un musicista che lavorò con te

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The Rhythm Method (diary): 3 marzo

Premio Nobel a Mogol. Premio copertina sbagliata: Paris Milonga di Paolo Conte. Premio Bruttezza per le peggiori copertine: gli Scorpions. Premio della Critica: White Album. Premio Prepotenza: la mucca decontestualizzata di Atom Heart Mother. Stefano Causa ha inanellato una serie di considerazioni affilate, a volte destabilizzanti, figlie di un immaginario

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The Rhythm Method (diary): 20 febbraio

Chiocciole di morbidezza. Alla fine di una giornata di incastri senza posa, un disco che ha il respiro di un’onda e la carezza di un ritorno. Amo l’elettronica pulsante targata Ashra, in particolare Four Guitars. Anche per il titolo, che riporta alla mente Four Sticks dei Led Zeppelin: lì bacchette

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The Rhythm Method (diary): 17 febbraio

Questione di fame. Anzi di pancia. C’è una linea sottile che parte dalla fame del blues, attraversa Totò e arriva a Battisti. È da quell’ululato antico, rabbioso e famelico che arriva l’urgenza della motivazione artistica. Un paio di giorni fa, nella giornata del Compleanno del Principe, con Elena Alessandra Anticoli

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