Il graffiante cantautore partenopeo torna con il sesto album. Un disco impegnato, politico e urgente che parla di donne vittime di violenza, di lavoratori vessati, di migranti e della Napoli di frontiera. Ancora una volta contro le ‘canzoni spritz’ e dalla parte del rock
VALERIO BRUNER
Stella Maris
(Ulisse Records, 2026)
«Stella Maris è il mio album più impegnato finora. Ho cominciato a scriverne le canzoni durante il tour di Maddalena, nelle pause tra un concerto e l’altro, nel silenzio del mio studio, in mezzo al rumore della folla, nei miei viaggi e nella vita che ho accumulato in questo ultimo anno. Viviamo tempi spietati, in cui ogni certezza è crollata al suolo, e la paura di non riuscire ad attraversare le tenebre che sono calate sul mondo e sulla comunità umana ci attanaglia il cuore e ci rende immobili, insicuri, incapaci di agire. È adesso, in queste ore e in questo scenario, che la musica deve tornare ad abitare le strade, a raccontare la realtà, a infondere coraggio e ispirazione, a denunciare, a mostrare, a diventare la voce fuori dal coro di chi non si spezza e soccombe all’oscurità».
Un disco urgente, rabbioso, impegnato. Un disco politico, pieno di vita, di speranza e di musica. È Stella Maris, il nuovo album di Valerio Bruner, pubblicato da Ulisse Records e anticipato dal singolo Nati int’o niente, una canzone trascinante sul riscatto e sulla redenzione di chi parte da zero, che con il motto «Siamo nati nel niente ma continuiamo a credere» rappresenta il nuovo manifesto del rockautore napoletano. Reduce dal secondo posto al Festival Cover Me di Bergamo, dove ha cantato una struggente Sanghe Niro, riscrittura in napoletano di State Trooper di Bruce Springsteen, uno dei suoi grandi ispiratori, Valerio Bruner sta vivendo un periodo di creatività che ha trasportato nel nuovo album, il sesto di una avventura cominciata nella sua Napoli più di dieci anni fa.
Artefice di un percorso coerente, determinato e inossidabile, sempre dalla parte degli ultimi e dei marginali, in equilibrio tra ruvido rock angloamericano e trascinante canzone d’autore, Valerio Bruner ha concepito Stella Maris in viaggio, scrivendo le otto canzoni tra palchi, concerti, presentazioni e studi. Anche per questo lo considera il suo lavoro più impegnato fino ad ora: «Si chiama Stella Maris come la Madonna che traccia la rotta dei naviganti e li riporta a casa quando si perdono nel grande oceano delle promesse infrante e dei sogni spezzati. Otto canzoni che parlano di donne vittime di violenza, di migranti morti in mare, di lavoratori traditi e vessati, di chi coltiva l’amore nel cemento della periferia, di chi non arriva a fine mese, di chi cerca Dio sui marciapiedi vagando tra mozziconi di sigaretta e cartoni di vino, di mia madre e della sua assenza, dei miei genitori quando erano giovani, di me, di noi, figlie e figli di una Napoli di frontiera che non fa sconti, di chi non volta la faccia dall’altra parte, di chi resiste, di chi non si arrende, di chi ama».
Come per il precedente Lp Maddalena, anche Stella Maris è stato registrato al Deck Lab Studio di Rimini, prodotto e arrangiato da Gianluca Morelli (Landlord), suonato da un quartetto elettrico – con Mario Ingrassia e Omar Bologna – ridotto al minimo per preservare immediatezza e onestà. Stella Maris è anche una riflessione sul senso e sul ruolo del rock oggi, come sottolinea Bruner: «La mia musica non fa parte dell’universo posticcio delle canzoni-spritz, del sottofondo innocuo, del niente truccato d’oro, relegando l’uomo con la chitarra nel deserto bombardato dalle luci degli smartphone, dei social, dei talent mastica e sputa. Credo ancora che la musica debba lottare, ispirare, costruire, parlare alla gente, rendersi utile alla comunità. Il mio linguaggio resta il rock, il grido di rabbia e l’energia creativa che mi ha permesso di non mollare neanche quando la vita mi diceva: “Adesso è il momento di restare al tappeto”. Malconcio, ammaccato, e con più ferite di quante ne potessi contare, mi sono rialzato e non ho mollato». L’incendiario rock dell’uomo con la chitarra e la Madonna dei Naviganti.



