Non sono mai stato tanto convinto del fatto che le canzoni una volta pubblicate non siano più di chi le ha scritte, ma del pubblico.
La canzone nasce dall’ingegno creativo, da studio, sacrificio, concentrazione; o dalla destrezza nel furto amoroso e non sempre riconoscente; o dall’abilità porosa di saper cogliere un incantamento, un abbraccio fulmineo di musica e parole. La canzone è un mondo che incontra e buca mondi, allora diventa una canzone-mondo.
Se ne potrebbe parlare per ore – se non per giorni – con Antonio Tricomi, storica firma di Repubblica che ho intervistato in occasione dell’uscita del suo libro per Guida. Si chiama Certe canzoni. Settant’anni di musica: rock, pop, cantautori.
Lo presenta oggi alle 17.30 alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri con l’amico Ernesto Di Cianni, nel frattempo lo raccontiamo su Jam per il nostro mercoledì del libro.
PS:
Negli ultimi tempi – mesi, forse anni – la mia canzone-mondo è Mississippi di Bob Dylan (di cui Antonio ha ampiamente scritto), ennesimo manifesto dell’incertezza e dell’estraneità da parte del maestro.
[Love And Theft pic by David Garh, Brooklyn nov. 2000]


