Chissà, chissàààà chi seeeei
Chissà che saraaaai
Chissà che saràààà di noi
LO SCOPRIREMO SOLO VIVENDOOO
Ieri sera in macchina mi sono ritrovato a cantare Con il nastro rosa con le mie figlie. All’improvviso. Eleonora ha cominciato a canticchiare, Federica ed io ci siamo uniti, a volumi di una certa consistenza.
– Fede ma lo sai che qualche anno fa ho scritto un libro su questa canzone?
– Davvero papà?
– Eh sì, non ti ricordi?
In verità non lo ricordavo neanche io. Senza coretto da gitanti non ci avrei pensato. Un peccato perchè è un libro passato un po’ inosservato, complice anche la mia decisione di non scrivere più su Lucio Battisti. Tornati a casa l’ho ripreso, tra ieri notte e stamattina l’ho divorato.
Mi rileggo poco: provo sempre uno strano imbarazzo che muta in nervosismo quando realizzo che alcune cose le avrei potute scrivere diversamente, o che altre oggi non le scriverei affatto. La rilettura serrata di questo libro è stata diversa: lo considero valido, scritto bene, con l’approccio più narrativo che cominciai a sperimentare con i libri su Genesis e Area una dozzina d’anni fa.
È una edizione riveduta, corretta e risistemata di due librini – uno sulla celeberrima canzone di Mogol e Battisti, uno sul capolavoro di George Harrison per Abbey Road dei Beatles – rovinati dal covid e da un editore scellerato. Al Pisa Book Festival Marco Masoni mi suggerì Pacini Editore e mi inventai questa nuova versione d’amore corale, arricchita da tanti contributi: la prefazione di Alberto Fortis con quelle di Michelangelo Iossa e Paolo Morando, le testimonianze generose di Geoff Westley, il compianto Ernesto Assante, Maurizio Baiata, Massimo Bonelli, Gino Castaldo, Valerio Corzani, Stuart Elliott, Giorgio Fieschi, Ilvio Gallo, Rolando Giambelli, Mario Giammetti, Federico Guglielmi, Roberto Manfredi, Phil Palmer, Carla Ronga, John Vignola, Fabio Zuffanti – li ringrazio ancora.
A quattro anni di distanza mi sento ancora di consigliarlo.



